Diletta

Diletta Ciurmaglia

• diletta • 4 min

Non sono le malattie

C'è stata una notte in cui ho capito che stavo morendo dalla parte sbagliata.

È stato un paio di giorni dopo l'ultima missione nel Dominio della Vergogna — una delle raccolte più pesanti che ricordi, quasi un'ora a respirare aria che sapeva di specchi rotti — e il mio corpo aveva iniziato a fare cose strane. Non dormivo da giorni, ma non per l'insonnia. Per una specie di lucidità malata che ti tiene sveglia perché sa che se chiudi gli occhi vedi cose che non puoi non vedere.

Il medico mi ha detto: stress, troppo lavoro, prendi queste pillole. Vabbè, che ne sa..non poteva sapere.

Ma io avevo imparato una cosa, stando in giro per dimensioni che non dovrebbero esistere: il corpo non mente mai. È l'unica cosa, in tutto questo casino, che dice sempre la verità. Anche quando la verità fa schifo.

Non muori per il cancro. Muori per quello che hai tenuto dentro per anni senza dirlo, per quella rabbia che hai ingoiato ogni mattina con il caffè, per quel rimorso che hai nascosto così bene che neanche tu lo senti più. Ma il corpo lo sente. Il corpo conta tutto.

Ho visto gente sparire dopo mesi passati a mentire a se stessa. Non sto parlando di bugie piccole, quelle che diciamo per sopravvivere al lunedì mattina. Parlo di quelle grosse, quelle che ti mangiano l'intestino, che ti fanno svegliare alle tre di notte con il cuore che balla la tarantella.

Il corpo è un archivio. Registra tutto: ogni volta che hai detto "va bene" quando volevi urlare, ogni volta che hai fatto finta di non vedere, ogni "non fa niente" che invece faceva eccome. E dopo un po' l'archivio va in overflow. Crash di sistema.

Nei Domini succede una cosa simile. Quando accumuli troppa Materia senza processarla, quando raccogli emozioni che non sono tue senza sapere come restituirle al mondo, il corpo inizia a protestare. Non con parole. Con sintomi che sembrano malattie ma sono richieste di aiuto mal tradotte.

La psiche è come una radio mal sintonizzata. Capta frequenze che non sapevi nemmeno di trasmettere. E le ritrasmette. Nei muscoli che si contraggono senza motivo, nelle ossa che fanno male quando piove, nel fegato che si rifiuta di metabolizzare non solo l'alcol, ma anche tutto il resto che hai mandato giù.

Prima pensavo che il giornalismo fosse cercare la verità negli altri. Poi ho capito che ogni inchiesta era anche un'inchiesta su me stessa. Ogni volta che scavavo in una storia, emergevano pezzi della mia. Memorie che non sapevo di avere, rabbie che credevo sepolte, paure che si travestivano da senso di giustizia.

Quando sei allineato — e sì, uso questa parola del cazzo perché non ne trovo altre — quando sei allineato con quello che sei davvero, non con quello che dovresti essere, la malattia diventa un'altra cosa. Non sparisce. Cambia significato. Diventa una conversazione invece che una condanna.

Ho imparato ad ascoltare. Non solo le fonti, non solo le interviste. Il mio corpo quando dice basta. La mia mente quando inizia a girare a vuoto. Quella vocina che ti avverte quando stai per attraversare un portale che forse non dovresti attraversare.

I conflitti interiori non vanno risolti. Vanno accompagnati. Come ospiti molesti che non se ne vogliono andare: alla fine impari a conviverci, e scopri che forse avevano qualcosa da dirti. Le spirali che raccolgo nei Domini funzionano così: non cancelano l'emozione, la trasformano in qualcosa che puoi tenere in mano senza bruciarti.

Il non-fare ha una potenza bestiale. Il non-reagire ancora di più. Ma questo non te lo spiega nessuno, perché siamo tutti cresciuti pensando che bisogna sempre fare qualcosa, sempre reagire, sempre avere una strategia.

La guarigione arriva quando smetti di fingere. Quando converti ogni tuo parametro vitale alla tua frequenza vera, non a quella che pensavi di dover essere. E per guarigione non intendo che torni come prima. Intendo che diventi quello che avresti dovuto essere se non ti avessero insegnato a mentire.

Siamo frequenze perfette, ognuno diverso, ognuno necessario. Il problema è che ci hanno dato spartiti sbagliati da seguire. Il nostro lavoro è accordare lo strumento che siamo alla musica che vogliamo suonare.

Si cade. Ci si rialza. Si cade di nuovo. È l'unica danza che vale la pena imparare.

Ora quando il mio corpo protesta, prima di correre dal medico mi fermo e gli chiedo: cosa stai cercando di dirmi? Che pezzo di me sto ignorando? Qual è la bugia che non voglio vedere?

Non sempre trovo la risposta. Ma almeno so che la domanda è quella giusta.

E se qualcosa in quello che ho scritto ti suona familiare, forse è perché anche il tuo corpo stava cercando di dirti la stessa cosa. Solo con parole diverse.

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