Il percorso di un centone
Con l'aiuto di Lucilla 2.0 (sempre lode ad Ambrogio suo creatore) e di nonna Celeste abbiamo tracciato una banconota da 100€. L'abbiamo seguita dal mio portafogli alla sua destinazione finale, esplorando attraverso di essa il flusso del denaro e alcuni meccanismi che regolano la nostra economia. Quello che segue è il tour del centone seguito da Lucilla 2.0.
LA PRIMA TAPPA - L'economia reale
Lunedì mattina. I 100€ erano parte del mio stipendio mensile. Ci ho fatto spesa da Glauco, il panettiere sottocasa, una spesa che mi basterà per almeno due settimane..alla cassa Glauco mi ha chiesto se temessi tempi di carestia.
Dalla cassa del panettiere i soldi finiscono al mulino da cui compra la farina e da lì nel portafogli dell'agricoltore che produce il frumento. Fin qui il denaro circola nell'economia reale, sana, produttiva. Le mani sono callose, il valore è tangibile.
SECONDA TAPPA - Il trucco della moltiplicazione
Giovedì pomeriggio. L'agricoltore deposita l'incasso della settimana - inclusi i (non più) miei 100€ - sul suo conto alla Banca Popolare del Cazzo. Ecco, qui le cose si fanno interessanti.
Perché vedi, quei 100 euro non stanno più "lì". Non c'è un cassetto con scritto "Soldi dell'Agricoltore" dove la (non più) mia banconota riposa tranquilla. No. La banca fa un giochino che si chiama "riserva frazionaria" - nome noioso per un trucco semplice:
Tiene in cassa solo 10€ (nel caso l'agricoltore li voglia indietro) e PRESTA gli altri 90€ a qualcun altro. Ma attenzione: sul conto dell'agricoltore continua a esserci scritto 100€. Magia? No, truffa legalizzata.
Ora quei 90€ prestati vanno, diciamo, a un'impresa edile. Che li deposita nella sua banca. Che ne tiene 9€ e presta 81€. Che finiscono da un'altra parte. Che deposita. Che presta. E così via.
I miei 100€ FISICI sono diventati - sulla carta - 900€ di "denaro". Nessuno ha creato nulla. Nessuno ha lavorato di più. Ma il sistema bancario ha moltiplicato i numeri sui computer.
Aspetta, non è finita.
Una parte di quei soldi moltiplicati (i 100€ ormai diluiti in un mare di cifre digitali) finisce nel "dipartimento investimenti" della banca. Qui incontrano i derivati, i futures, i prodotti strutturati - roba che nemmeno chi li vende capisce bene. La banconota iniziale da 100€ è diventata una frazione di una scommessa su una scommessa su un'aspettativa.
Da oggetto fisico a numero. Da numero a leva. Da leva a astrazione pura.
"Aspetta. ASPETTA. Fammi capire: la banca presta SOLDI MIE—no, scusa, dell'AGRICOLTORE—a qualcun altro, che dovrà restituirli VERI lavorando come un mulo, e la banca ci guadagna pure gli interessi? Su soldi che non erano suoi? E questa roba è... legale?"
Sì. Si chiama "sistema bancario moderno". Io lo chiamo furto con licenza.
E da qui, il salto finale verso la Borsa è brevissimo.
TERZA TAPPA - Il casinò ad alta velocità
Venerdì sera. I 100€ (ormai diventati 900€ virtuali, ricordi?) arrivano nel reparto "gestione investimenti" della banca. Qui non ci sono più sportellisti con la camicia stirata. Ci sono schermi che lampeggiano numeri, algoritmi, trader con tre monitor.
La banca ha una "quota obbligatoria" di liquidità, certo. Ma tutto il resto? Lo DEVE far fruttare. Altrimenti che banca è? E dove lo mette? In Borsa, ovviamente.
Compra azioni. Che belle, le azioni! Pezzetti di carta (digitali, ormai) che dicono "possiedi lo 0.000001% di questa azienda". L'azienda produce... cosa? Non importa. Importa se il PREZZO dell'azione sale o scende.
Ecco cosa ho scoperto: la maggior parte delle azioni vengono tenute in portafoglio per meno di UN ANNO. Un anno! Sai quanto ci vuole per costruire un prodotto, innovare, crescere davvero? Anni. Ma in Borsa non interessa. Interessa il trimestre successivo, il prossimo report, il prossimo dividendo.
Ma aspetta, c'è di più.
Il 50-70% delle transazioni in Borsa oggi è "high-frequency trading". Sai cosa vuol dire? Computer che comprano e vendono azioni in MICROSECONDI. Non secondi - MICROsecondi. Tipo 0.00003 secondi. Un battito di ciglia dura 300.000 microsecondi, per darti un'idea.
Fammi ripetere: i 100€, che ho guadagnato lavorando, sono diventati frazione di un algoritmo che compra e vende 10.000 volte al secondo cercando di guadagnare 0.001€ per transazione.
Nessun umano decide. Nessuno "investe" in un'azienda perché ci crede. È puro arbitraggio matematico - scommesse su scommesse su variazioni di prezzo infinitesimali.
E poi c'è il capolavoro: il buyback azionario.
Scopro che molte aziende quotate, invece di usare i profitti per assumere, innovare, pagare meglio i dipendenti, fanno questa mossa geniale: RICOMPRANO LE PROPRIE AZIONI.
Perché? Semplice: se ci sono meno azioni in circolazione, il prezzo sale. Matematica pura. Il CEO, che ha metà dello stipendio in stock options, ci guadagna milioni. Gli azionisti vedono salire il valore. Ma l'azienda non ha creato UN CAZZO. Ha solo gonfiato i numeri.
Amazon, Apple, Google - tutte lo fanno. Miliardi spesi per comprare carta da se stessi.
Ricapitolando: i miei 100€ sono ora dentro questo sistema dove: - Nessuno produce nulla - Le transazioni avvengono più veloci del pensiero umano - Le aziende manipolano i propri prezzi legalmente - L'unico obiettivo è fare NUMERO GO UP
E la cosa più folle? Funziona. I numeri SALGONO davvero. Mentre là fuori, nell'economia vera, i salari sono fermi da 30 anni.
Ma dove finiscono, alla fine, questi numeri gonfiati? Chi incassa davvero?
QUARTA (e ultima) TAPPA - Lo yacht (ovviamente)
Domenica mattina. Fine settimana. Ricostruisco il percorso finale dei miei 100€.
Trimestre fiscale chiuso. L'azienda di cui la banca possiede azioni ha fatto "utili record" (traduzione: ha licenziato 3000 persone e fatto buyback per 5 miliardi). Il prezzo dell'azione è salito del 12%.
La banca vende. Profitto: bello, pulito, digitale. Una parte va in "dividendi" agli azionisti. Un'altra parte finisce nel bonus pool per i dirigenti.
Ho fatto i calcoli. Quelli veri.
Il CEO di una grande banca italiana guadagna in media 4-6 milioni all'anno. Il 70% in stock options e bonus legati alle performance di Borsa. Quella performance che non c'entra un cazzo con l'economia reale, ricordi?
I miei 100€ - mescolati a milioni di altri 100€ di altri agricoltori, panettieri, infermieri - sono diventati 0.0000003% del bonus annuale di qualcuno che non ha mai visto una giornata di lavoro vero in vita sua.
Ma non finisce qui.
Quegli azionisti "istituzionali"? Fondi pensione, fondi comuni, hedge funds. Chi li possiede? L'1% più ricco del pianeta possiede il 50% di tutte le azioni in circolazione. Il 10% più ricco ne possiede l'89%.
Il restante 90% della popolazione - quelli che lavorano davvero, che creano valore vero - possiede l'11%. E pure quello spesso tramite fondi pensione che mangiano commissioni del 2-3% annuo.
La mia banconota da 100€ è finita qui: nella concentrazione.
Dal panettiere con le mani infarinate allo yacht ormeggiato a Montecarlo. Dal sudore alla champagne. Dal valore creato al valore estratto.
Il gioco è truccato dall'inizio. Non è capitalismo - è vampirismo con PowerPoint.
FINALE - La rivelazione
Martedì successivo. Torno da Glauco per un pezzo di focaccia. Pago con carta questa volta.
"Come va?" gli chiedo.
"Eh, si tira avanti. Aumenta tutto - affitto, farina, bollette. Ma noi piccoli dobbiamo stringere, sai come è."
Guardo il telefono. Notifica: "Borsa Milano chiude in rialzo, FTSE MIB +1.8%. Migliore trimestre degli ultimi 5 anni."
Ecco. Ecco il punto.
Mentre lui stringe, qualcun altro festeggia. Con i suoi soldi. Con i miei. Con i nostri.
La Borsa non è uno strumento di sviluppo economico. È un tubo che aspira ricchezza dal basso e la pompa verso l'alto. Un sistema legale di rapina che si veste da progresso.
E la cosa più geniale è che ci hanno convinto che È NORMALE.
Che se vuoi "far fruttare i risparmi" devi entrare nel gioco. Devi comprare azioni, fondi, ETF. Devi diventare complice della tua stessa estrazione.
Mi tengo i miei 100€ in tasca, grazie. Preferisco sapere dove stanno.